Lira Cosmica

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Lira Cosmica

Costituita da sfere in bronzo e marmo rappresenta il sistema solare.

La lira, come sappiamo, era un antico strumento musicale a corde. Secondo il mito, fu creata da Ermes a partire da uno dei buoi rubati ad Apollo: dopo averne scuoiato uno, con la pelle il dio ricoprì un guscio di tartaruga e vi fissò le corna a fungere da ponticello. Infine tese su questa cassa di risonanza delle corde (ricavate dal budello del bue) ottenendo lo strumento musicale noto agli antichi greci. 

La Lira Cosmica, exhibit presente all’interno di Parco Pignera, è invece un’originale installazione costituita da: 

L'atmosfera è creata da una serie di suoni armonici modulati sulle distanze tra i pianeti e il sole il quale è rappresentato dalla grossa sfera centrale. L'interazione si realizza quando uno o più visitatori del parco passa tra i pianeti!  Infatti, i  movimenti vengono registrati da una telecamera fissata ad un palo di 6 m di altezza e, i dati acquisiti vengono rielaborati da un computer capace, in tempo reale, di variare la musica di fondo.

Ma qual è il nesso tra uno strumento musicale ed il sistema solare? I pitagorici ritenevano che esistesse un legame ben preciso tra la musica e l’astronomia. 

Secondo la tradizione, per primo Pitagora capì che l'altezza di una nota è inversamente proporzionale alla lunghezza della corda. Da qui non gli ci volle molto per intuire che gli intervalli tra le note sono esprimibili come frazioni. 

Aristotele scriveva nella Metafisica: “I pitagorici videro che i rapporti degli accordi armonici potevano essere espressi con numeri e dunque ritennero l’intero universo una gigantesca scala musicale in cui i rapporti tra le distanze dei corpi celesti fossero esprimibili mediante numeri."

I pitagorici credevano che i rapporti tra le distanze dei pianeti fossero gli stessi di quelli esistenti tra i suoni prodotti da una corda pizzicata. Nella loro cosmologia, il sistema solare era costituito da sfere rotanti, ciascuna delle quali emetteva un suono, allo stesso modo in cui un proiettile produce un suono attraversando l’aria. La somma di tutti questi suoni dava origine ad una “musica delle sfere”. Pitagora era talmente certo che dietro al cosmo si trovasse un ordine matematico basato sui suoni, che il cosmo fosse musica e che la musica fosse numero, che una tra le numerose leggende fiorite sulla sua persona narra che il filosofo avesse viaggiato nello spazio e udito la “musica delle sfere”.

Plinio il vecchio, nella “Storia Naturale”, conferma che i pitagorici concepivano il cosmo come una gigantesca lira, in cui ogni corpo celeste, ruotando sul proprio asse e orbitando attorno al centro del sistema, vibrava emettendo un suono continuo. La vibrazione contemporanea di tutti i corpi celesti produceva così un’armonia cosmica, una musica delle sfere celesti. 

“Pitagora ricorre alla teoria della musica, e indica la distanza tra la terra e la luna come un intero tono, quella tra la luna e Mercurio come un semitorno, quella tra Mercurio e Venere come un altro semitono, quella da Venere al sole come un semitono e mezzo, quella dal sole a Marte come un intero tono, quella da Marte a Giove come un semitorno, quella da Giove a Saturno come un semitono, e infine quella da Saturno alle stelle fisse come un semitono e mezzo. Si ottiene così l’armonia universale, che Pitagora chiama diapason”.

Per i seguaci di pitagorici, il movimento delle sfere celesti produceva una serie di toni musicali che nel complesso formavano il "diá pasôn", letteralmente “attraverso tutte (le note)”, e che oggi chiamiamo ottava, cioè l’intervallo che intercorre tra due identiche note nella scala musicale, di cui la seconda ha frequenza doppia rispetto alla prima. L'intervallo, contando entrambe le estremità, è composto da 8 note, da cui il nome. Per esempio, il “la” centrale ha una frequenza di 440 Hz; quello sopra un'ottava ha una frequenza di 880 Hz.

Nel medioevo, la tradizione cristiana mantenne il concetto pitagorico di “musica delle sfere”, ribattezzandolo “musica universalis” (la musica dell’universo), un concetto che rimase in voga fino ai tempi di Keplero (1571 - 1630) il quale, nel suo “Harmonices mundi” (L’armonia del mondo) descrisse le corrispondenze tra forme musicali e armonie planetarie. Riprendendo il pensiero di Pitagora, Keplero riteneva che la “musica universalis” rappresentasse l’unione della musica con l’astronomia.